Frattura all'anca in età senile

Con l'avanzare dell'età una delle problematiche osteoarticolari più frequenti e di difficile guarigione è la frattura dell'anca. I livelli di successo del recupero funzionale dell'articolozione sono maggiori però se dopo l'ospedalizzazione e la riabilitazione ospedaliera si prosegue con un programma di riabilitazione personalizzato a casa.

A dimostrazione di questa teoria vi è uno studio pubblicato su JAMA da un gruppo di ricercatori guidato da Nancy Latham dell'Università di Boston che ha coinvolto oltre 200 pazienti che avevano già completato il tradizionale programma di riabilitazione dopo una frattura d'anca.

Lo studio prevedeva che a circa la metà dei partecipanti venisse assegnato un programma di esercizi  e movimenti funzionali da eseguire a casa o presso uno studio fisioterapico per i successivi 6 mesi dalla data di dimissione mentre agli altri non venivano date ulteriori indicazioni.

Dopo circa 9 mesi il gruppo di pazienti è stato rivalutato e risultati sono stati molto migliori a livello di movimento, equilibri e dolore nei pazienti che avevano proseguito un programma riabilitativo domestico.

Latham ha sottolineato che 2 anni dopo una frattura all'anca molti pazienti “non sono più in grado di portare a termine da soli compiti funzionali di base che riuscivano a svolgere prima della frattura” e che “l'approccio tradizionale alla riabilitazione dalle fratture all'anca lasciano molti pazienti con limitazioni funzionali”. Per questo secondo i ricercatori i risultati di questo studio “suggeriscono che questo approccio potrebbe essere proposto ai pazienti dopo aver completato la fisioterapia tradizionale”.

 

Per prevenire le fratture dell’anca occorre agire cercando di ridurre i fattori di rischio.
I fattori di rischio per una frattura del femore possono essere suddivisi in due gruppi: quelli che riducono la densità ossea (osteoporosi) e quelli che aumentano il rischio di caduta nell’anziano. Tuttavia ci sono alcuni fattori, come l’immobilità, che agiscono su entrambi questi aspetti.
Per ridurre il rischio di caduta occorre riconoscere le classi a rischio (anziani e in particolare le donne), i fattori di rischio e intervenire su questi ultimi con interventi multifattoriali.
I principali fattori di rischio sono:

  • storia di precedenti cadute;
  • paura di cadere
  • terapia con farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale;
  • difficoltà motorie;
  • alterazione della vista.

La prevenzione dell’osteoporosi prevede invece misure non farmacologiche e farmacologiche. Gli interventi non farmacologici, fondamentali, sono:

  •  l’esercizio fisico che deve essere incoraggiato per mantenere una buona tonicità muscolare e una corretta coordinazione dei movimenti, esercizio che deve essere fatto fin dall’adolescenza e proseguito nel tempo;
  • una dieta con assunzione di calcio e vit D3.

 

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